

Donne provate a sedurre - Piccole fughe
La Field , che già faceva tendenza al Greenwich Village di New
York nel 1966, è qui a Londra per la prima mondiale del film di «Sex
and the City», che prevedibilmente è il solito veicolo di abiti
mozzafiato da lei scelti e abbinati con un occhio attento alle
platee di donne che vorrebbero tanto vestirsi come Carrie, Samantha,
Charlotte o magari Miranda.
Senonché per mettersi addosso il loro stravagante guardaroba
televisivo di una sola settimana non basterebbero 10 stipendi a
testa: «Questo è assolutamente vero – replica la costumista a “La
Stampa” – ma io sono un’intrattenitrice. La mia specialità non è la
realtà, ma quella che oggi si chiama iper-realtà. Non è
completamente irreale, ma un po’, come dire, potenziata. La gente ha
bisogno di una piccola fuga. Per me non è molto importante che
Carrie possa permettersi o meno quei vestiti, anche se una ragazza
nella sua posizione probabilmente avrebbe potuto prenderli a
prestito dalle showroom degli stilisti».
Con la sua voce roca, Patricia Fields dice di trovarsi «al punto di
intersezione tra il personaggio e l’attore. Mi sono accorta verso la
fine della seconda serie che “Sex and the City” era diventata una
sorta di gigantesca rivista di moda, ma non ho mai privilegiato
nessuno stilista in particolare. E così il pubblico è diventato
parte dello spettacolo».
L’abito smanicato che ha addosso la Field sarà sicuramente uscito,
come dice lei, «da una stoffa semplice che mi ha comperato il mio
partner», ma forse invece là fuori c’è qualche donna impressionabile
che al confronto con l’aggressiva iper-realtà televisiva di «Sex and
the City» rischia piuttosto di sentirsi inadeguata, anziché ruggente
e rampante. D’altronde sono pochissime, al di fuori di quella City
fittizia e rapace, a potersi permettere di scialacquare tutti quei
soldi nel guardaroba. Sempre ammesso che non si viva per vestirsi e
sedurre, come da sempre obiettano tutti quei critici che non hanno
mai sopportato questa serie.
Sentirsi al massimo
Per Patricia Field, invece, che ha fatto della ricerca di uno stile personale la sua ragione di essere, «abbinare un pezzo da cinquemila dollari a uno da cinque dollari, come fa Carrie» non conta, se non sortisce il risultato di «far sentire ogni donna più forte». Il costo degli abiti, a sentir lei, è irrilevante: «Non ho da consigliare un elemento particolare di “power dressing” – risponde -. L’importante è sapere quali sono i punti forti del proprio corpo, e metterli in evidenza. E rispettare una regola fondamentale: mettersi addosso soltanto cose che stiano bene.